Come sopravvivere al primo anno di vita del tuo secondo figlio (auguri Carolina!)

14 mins read
mamma con due bambini seduta su gradini

Un anno corre via veloce.
Sembra siano passate solo poche settimane dalla sera in cui sono corsa all’ospedale per partorire Carolina. Si “corsa” è la parola giusta. Al corso pre-parto ve lo sarete sentite dire mille volte: quando iniziano le contrazioni è inutile andare subito all’ospedale, meglio mettersi comode  e aspettare qualche ora. Forse quella sera io ho aspettato un po’ troppo e quando sono arrivata, neanche il tempo di fare la visita che mi hanno spedita subito in sala parto.
E’ iniziata così la storia di Carolina, nata con 3 giorni d’anticipo, sull’isola Tiberina.

Un parto veloce e poi tanti pianti

Il parto è andato bene non potevo che essere felice. Dopo il trauma del primo parto, con un travaglio durato più di 24 ore, mi sembrava incredibile che fosse stato tutto così semplice, veloce e… no indolore no! Comunque me l’ero cavata bene, Carolina stava alla grande e io dopo poco già stavo in piedi. Ora poteva iniziare la nostra avventura assieme.
Ma le cose non sono così semplici come possono sembrare. Nonostante tutta la felicità e la gioia immensa, un turbinio di emozioni contrastanti mi aveva travolto come un uragano.

I primi giorni in ospedale sono stati difficili. Ero esausta. Non riuscivo a dormire perché anche nei rari momenti in cui Carolina riposava io non riuscivo a farlo. Un letto troppo scomodo, la luce della stanza sempre accesa, attorno a me un movimento continuo di neo-mamme agitate e neonati urlanti. E poi la piccola poppante che mi stava accanto non faceva che starmi attaccata alla tetta, succhiando ogni goccia di latte che riuscivo a produrre in quelle prime ore.

La notte del secondo giorno ero disperata. Dopo vari tentativi falliti di farla dormire e con i capezzoli in fiamme, sono andata in lacrime dall’ostetrica di turno, chiedendo un biberon di latte artificiale. Il biberon salva vita. Quello che ti fa stare tranquilla per qualche ora perché hai la certezza che quel piccolo esserino ha la pancia piena e può, anzi deve dormire (almeno per un paio d’ore). Quella notte avevo deciso che forse non avrei allattato Carolina: troppo dolore, troppo impegno, troppo stanchezza. Mi sentivo sconfitta. Com’era possibile che con il secondo figlio mi ritrovavo ad avere problemi che con il primo non avevo avuto?

donna con neonato in braccio su letto

Nonostante lo sconforto ero felice. Incredibilmente felice. Mi bastava guardare la piccola che avevo in braccio per sentirmi la persona più fortunata al mondo. Allora perché non riuscivo a far altro che piangere e disperarmi? Quello che vivi nelle prime ore dopo il parto è indescrivibile da tutti punti di vista. L’ansia, la gioia, la stanchezza, l’impazienza, la paura, la felicità all’ennesima potenza. Tutto assieme in un mix letale di emozioni, più tutto quello che ti sta attorno. Ovvero: le altre mamme, gli altri bambini, le infermiere, i dottori. E ancora: i parenti che non vorresti vedere, gli amici lontani, i mariti che stanno al tuo fianco, ma non capiscono il perché di tutte quelle lacrime, gli altri figli che aspettano il tuo ritorno a casa.

La verità è che nemmeno tu sai il perché di tutta questa agitazione e non capisci più se piangi per gioia o per tristezza.

Finalmente a casa: aiuto ho due figli!

E poi arriva finalmente il grande giorno, quello tanto atteso e tanto temuto: il ritorno a casa. Il momento in cui ti mettono in braccio tuo figlio e ti dicono “ecco qui signora ora è tutto nelle sue mani, vedrà che a casa andrà meglio. Arrivederci e tante buone cose”.
Quando è successo la prima volta con Bernardo, sentivo che non ce l’avrei fatta. Dal tragitto dall’ospedale alla macchina ero così debole che mi girava la testa. La seconda volta con Carolina è andata meglio. Se non altro ero abbastanza in forma. Il parto era stato veloce, fisicamente mi sentivo bene ed effettivamente non vedevo l’ora di dormire nel mio letto.

A quel punto bisognava fare i conti con il problema più grosso di tutti: a casa c’era l’altro figlio. Quello che aspettava con ansia il tuo ritorno. Quello che non aveva ancora compiuto quattro anni e che probabilmente non si era ancora reso conto di non essere più figlio unico. E nella testa un grande dubbio: e adesso come farò ad occuparmi di tutti e due?

bambino di 5 anni tiene in braccio bambina piccola, ridono

Il dilemma è questo: dopo la nascita del primo figlio, ti dedichi anima e corpo a lui. Ogni singolo istante della tua vita è in funzione sua. E’ l’unica cosa a cui devi pensare e finalmente dopo averlo cambiato, pulito, allattato, coccolato, vestito, arriva il momento in cui dorme e tu puoi riposarti.
Con il secondo figlio no, questo non lo puoi fare. La stanchezza ti rimane addosso per sempre. Lei riposa. Tu invece stai sveglia perché nel frattempo c’è il primo figlio che ha bisogno delle tue attenzioni e tu gliele vuoi dare tutte nonostante la stanchezza, perché sai che la gelosia è in agguato e vuoi scongiurare in tutti i modi che il quattrenne inizi a provare odio per la creaturina appena nata.

Buttate la spugna subito. Non fatevi illusioni. Risparmiate le energie. La gelosia arriva sempre. Magari non subito. Magari dopo, quando ormai pensate di averla scampata e vi dite “meno male, allora lo vedi che erano tutte cavolate”.
Con noi è andata così: Bernardo ha adorato sua sorella dal primo momento in cui l’ha vista. Tutto sorrisini, regalini e cosine dolci. Poi un giorno Carolina ha imparato a stare seduta. Poi a gattonare. Poi ad allungare le sue manine cicciottelle verso i suoi giocattoli. Lì è stata la fine.

A quel punto devi proprio metterti d’impegno, perché la gelosia dei bambini è irrazionale, impulsiva, spesso inconscia. Nemmeno loro sanno perché un momento prima adorano alla follia la sorellina appena nata e un momento dopo sono pronti a lasciarla in mezzo alla strada e dimenticarsene per sempre. Non c’è soluzione a questa cosa. Gli puoi spiegare in cento modi diversi che non c’è motivo di essere gelosi, perché tu li ami tutti e due, ma niente.

Ogni cosa a suo tempo

E’ il consiglio più prezioso che posso darvi: non abbiate fretta. Tutti i bambini crescono. Tutti smettono di piangere e di fare i capricci. Tutti imparano a dormire e a mangiare da soli.
Quando sarà il momento giusto, questi piccoli miracoli succederanno.

Cercate di impostare delle buone abitudini per favorire questi cambiamenti, ma se le cose non vanno esattamente come avete programmato, pazienza. Qualcuno sarà più fortunato e riuscirà a trovare i propri equilibri più rapidamente. Per altri ci vorrà di più tempo. Ogni bambino è diverso e non vi aspettate che se una cosa ha funzionato alla perfezione con il primo figlio, allora funzionerà anche con il secondo. All’inizio mi dicevo “con Bernardo ho fatto così, quindi andrà bene anche per Carolina”. Sono stata smentita tante volte e mi sono resa conto che questa regola vale poco. Quando succederà anche a voi, non vi scoraggiate!

Per esempio Bernardo i primi giorni non voleva attaccarsi al seno, poi al suo sesto giorno di vita (grazie ad una puericultrice davvero brava) l’ha fatto e da lì non ho mai avuto problemi. Carolina si è attaccata subito e anzi non si staccava mai con i risultato che al secondo giorno piangevo dal dolore. Con molta pazienza, chili di pomate e qualche rimedio della nonna, ho superato tutto e sono riuscita ad allattarla per un anno.

Bernardo da neonato dormiva per ore e ore durante il giorno ed è stata una fortuna perché io nel frattempo riuscivo a riposarmi. Carolina no, lei sempre sveglia. I primi mesi dormiva solo fuori casa, quindi spesso uscivo e appena si addormentava mi chiudevo in un bar a bere tè caldo e a mangiare fette di torta.

Quando è arrivato il momento dello svezzamento con Bernardo non ho avuto problemi: fin da subito lui ha mangiato tutto, senza mai rifiutare niente. Con Carolina neanche a dirlo non è andata così liscia. Ci sono voluti mesi e tante prove. Le ho proposto tutti i tipi di consistenza di pappa. Tutti i tipi di verdure e di cereali. Ho provato l’auto svezzamento e lo svezzamento tradizionale. Ogni giorno mi ingegnavo per escogitare modi per farla mangiare, ma era sempre un’incognita. Poi da un giorno all’altro ha accettato la pappa e oggi mangia di tutto.
Insomma avete capito come sono andate le cose.

La vera gioia arriva e spazza via tutto

Potrei continuare a scrivere pagine intere di tutte le fatiche e le difficoltà che arrivano con la nascita di un secondo figlio. Di tutti gli equilibri rotti e ritrovati. Dei pianti fatti di nascosto. Del dilemma delle notti insonni. Di quelle frasi che risuonano nella tua testa nei momenti peggiori “Chi me lo ha fatto fare? Quand’è che ho deciso che avere un secondo figlio sarebbe stata una buona idea?”.

La verità è che assieme a tutto questo caos arriva anche la gioia. Quella vera.

Ammirare un esserino di sole tre settimane che già ti sorride. Sentire una vocina che per la prima volta in vita sua pronuncia la parola “mamma”. Assistere ad un primo incontro tra un fratello e una sorella. Vedere due manine che si toccano e due nasini che si sfiorano. Sentire Bernardo dire che vorrebbe che Carolina fosse sua sorella per tutta la vita. Dormire abbracciati a due bambini.
Tutto questo ad un certo punto spazza via il resto. I momenti difficili non scompaiono, sono sempre lì, ma riesci a dargli un senso, perché tutta la fatica, lo stress e le lacrime sono ripagate da questa felicità.

E poi un giorno arriva anche la gioia di ritornare a dormire e di sentirsi riposate. Per me non è ancora arrivata, Carolina ha compiuto 1 anno, ma ancora si sveglia la notte. Ma credetemi: prima o poi arriva per tutti. Abbiate fiducia. Quel giorno non è poi così lontano e allora vi guarderete indietro e penserete che in fin dei conti non è stato tutto difficile. Anzi è stata quasi una passeggiata e se avrete ancora un po’ di energie da parte, penserete che magari l’idea di un altro figlio non è poi così folle.

Ps. Tanti auguri Carolina!

Se ti piace questo post, condividilo!

13 Comments

  1. Sono bellissimi! Complimenti! Io ho una bimba nata ad Aprile 2020 (ho detto tutto). Il parto e il puerperio sono stati un incubo. Per cominciare, parto naturale con mascherina FFP2 in faccia. “Signora, faccia un bel respiro…!” , mentre stavo letteralmente soffocando. Dopo 2 giorni d’inferno in ospedale, con la piccola che piangeva continuamente e io sola con i capezzoli sanguinanti, appena tornata a casa ricevo questa “bella” notizia dall’Asl: “Signora, dobbiamo comunicarle che durante il periodo di degenza in ospedale lei ha avuto un contatto diretto con una persona risultata positiva al Covid, un’ostetrica, pertanto lei e sua figlia dovete mettervi in quarantena e isolarvi da suo marito”. Si parte bene, pensavo fra me e me. Lo stress della situazione ha fatto deragliare malamente tutti i miei buoni propositi di allattamento al seno. Sono stati mesi durissimi, ma fortunatamente mia figlia cresce forte e sana (e non abbiamo contratto il virus). Ammiro la tua forza, ma dopo l’esperienza traumatica della prima, non ce la farei proprio con un altro figlio. Non sopravviverei a tanto stress e fatica, tra l’altro non abbiamo neanche la fortuna di avere vicini i nonni. Forse con 10 anni di meno ce l’avrei fatta…

    • Complimenti a te! Tu e tua figlia siete state coraggiosissime! Partorire durante la pandemia deve essere stato davvero difficile. In quel periodo ogni volta che venivo a sapere di un’amica/conoscente che stava per partorire, non la invidiavo proprio.
      Immagino non sia stato per nulla un periodo facile con un neonato da vari punti di vista.
      Comunque se può consolarti il mio primo parto era stato davvero traumatico e mi ero ripromessa che mai e poi mai avrei fatto un secondo figlio.
      Poi è passato un po’ di tempo e vedere Bernardo crescere mi ha fatto cambiare idea.
      Il secondo parto è stato talmente facile e diverso dal primo che ho proprio pensato che nella vita non bisogna mai escludersi nulla.

  2. Finalmente qualcuno che scrive la pura e semplice verità. Sono qui a leggere esperienze perché io e mio marito vorremmo il secondo figlio ma, quando sul più bello, mi tirò sempre indietro perché ho paura, paura di non farcela, paura di non amare il secondo quanto la prima, paura del sonno insomma paura della fatica. Ho avuto un’esperienza negativa con il primo parto che mi fa paura il pensiero di affrontarne un altro. Inoltre, il mio post parto è stato molto difficile, ho sofferto di depressione per almeno quasi due mesi. Ho paura di affrontare di nuovo tutto questo, con in più un’altra bambina da dover gestire. Ho paura di arrivare al punto di dire “chi me l’ha fatto fare?!”
    La gestione della prima è stata semplice, dormiva e mangiava, era una brava bambina, mai dato nessun problema neanche con lo svezzamento. Quindi poter pensare che invece con il secondo potrà essere tutto diverso mi spaventa, perché sono una persona che se non dorme diventa irascibile. Dentro di me lottano la paura e la voglia di dare una sorellina o un fratellino alla mia E.
    Grazie per aver condiviso la tua esperienza.

    • Ciao Federica, sono contenta che la mia esperienza ti possa essere utile in qualche modo. Non sono decisioni facili da prendere, specialmente quando hai già un figlio che magari inizia ad essere un pochino indipendente e hai il terrore di ricominciare tutto da capo con il secondo. Come ho scritto nell’articolo: tante gioie e tanti dolori. Tanta fatica ma anche tanto amore.. Capisco le tue paure. Io al secondo figlio non ho rinunciato, ma al terzo (che avrei voluto) si proprio per la paura di non farcela. Va bene così. Ogni tanto ci penso con un po’ di malinconia, ma so di aver preso la decisione più giusta per me. Ti auguro buona fortuna e tanta felicità, qualsiasi sia la decisione che prenderai!

  3. Leggere le tue parole mi ha aiutata molto.
    Amelie ha 2 mesi e Emile ha appena compiuto 4 anni.
    Stesse dinamiche.. e stessa stanchezza. Parto facile, bambina che ha dormito quasi tutte le notti per il primo mese di vita poi..come suo fratello ma con più anticipo la diagnosi: allergia alle proteine del latte. Quindi io a dieta di tutti i prodotti caseari di Mucca, capra, .. più la soja e anche uova per essere più sicuri..
    Ho perso 10kg in un mese, il latte era diventato acqua chiara e Amelie continuava ad avere sangue e muco nelle feci con dolori atroci..
    Quanta fatica, quante lacrime.. e mio marito che mi diceva che ero io stressata e rompi palle.
    In più ora dorme poco, solo nel marsupio perché ha tanto mal di pancia o al seno..
    Mi ripeto che passerà, che il tempo aiuterà e crescerà.
    Credevo sarebbe stato più facile e mi sento così sbagliata e incapace..
    Grazie per questa tua testimonianza.

    • Ciao Valentina, hai tutta la mia comprensione. Sono momenti assai difficili da gestire soprattutto quando attorno non hai chi ti capisce e tende sempre a minimizzare i problemi. Fatti coraggio e sii forte. Non sei sbagliata né incapace! Ricordati sempre che sono fasi passeggere, tutti i bambini crescono, smettono di piangere, cominciano a dormire.. ad alcuni ci vuole un po’ più di tempo, altri ci arrivano prima. Ti mando un grande abbraccio e spero che le cose vadano presto meglio.

    • Grazie per aver condiviso la tua esperienza..sono mamma di 2 bambine (6 e 3 anni) mi rispecchio in molto di ciò che ho letto e non ti nascondo che spesso mi sento una cattiva mamma per i continui rimproveri, non c’è una sera che non vado a letto pensando che avrei potuto fare diversamente.
      La mia prima gravidanza è stata difficile dal momento in cui abbiamo scoperto una malformazione cardiaca della bimba..è calato un velo (operata a 14 gg dalla nascita) già in gravidanza pensavo che non avrei mai più provato..ma verso i 2 anni guardandola giocare iniziai a immaginarla con un bebè (intenerita forse dal fatto che se incotravamo una carrozzina ci si tuffava dentro) e dopo qualche mese vedendo che queste immagini di lei con un fratellino o sorellina continuavano ne parlai con mio marito.
      avevamo paure e dubbi..di rivivere quella brutta esperienza, di uno riuscire ad amare il/la secondo/a come la prima, di toglierle qualcosa, di non essere pronti e di non farcela fisicamente e mentalmente.
      Alla fine abbiamo seguito le giuste emozioni, ed è vero non è facile, ma guardarle ogni giorno ci riempe di gioia!

      • Ciao Rosy capisco bene il tuo sentimento. CI sono quei momenti in cui senti che è tutto faticoso, difficile da gestire, sei assalita dalle paure, ma poi li vedi assieme e sai di aver fatto la cosa migliore del mondo!

        • È vero,
          ricordo quando Alicia era ancora troppo piccola per interagire con la sorella più grande e Beatriz mi diceva: ma quando cresce ma quanto parla?
          Adesso litigano e giocano insieme e mi fermo ad osservare momenti di complicità che solo 2 sorrelline possono avere😍

  4. Grazie per questa tua preziosa testimonianza. Ho una bimba di tre anni e fra tre mesi arriverà la seconda bimba. Volevo fortemente un secondo bimbo ma mi sento in colpa da quando sono incinta, ed ora che il parto si avvicina sono terrorizzata. Mi fa soffrire il pensiero di dover andare in ospedale e lasciare sola la mia prima figlia e di non poterle dare tutte le attenzioni che le ho sempre dato. Io e lei viviamo in simbiosi e ho paura di rovinare questo speciale rapporto con lei. Il tuo rapporto con Bernardo è cambiato? Inoltre ora inizia a subentrare anche la paura di non farcela. Un abbraccio a te e ai tuoi bimbi

    • Ciao Valeria, scusa del ritardo della risposta. Capisco benissimo le tue paure, stai tranquilla e sono sicura che tutto andrà bene. Con Bernardo il rapporto non è mai cambiato, certo ci sono stati alcuni momenti difficili e delicati, come ho scritto per quanto puoi stare attenta a non fargli mancare nulla, la gelosia in un modo o nell’altro ad un certo punto si manifesta, ma è normale che sia così. Oggi Bernardo e Carolina hanno un rapporto stupendo e si vogliono tantissimo bene. Magari è difficile vedere le cose in proiezione, ma in realtà stai facendo un enorme regalo ad entrambi perchè per tutta la vita avranno una persona in più su cui contare!

  5. Cara Anna,
    Ho 1 bimbo di 3 anni e mio marito ha insistito tanto per fare il secondo. Io ho alternato momenti in cui dicevo proviamo ad altri in cui dicevo “nono ma chi c’è lo fa fare?”…e così nel periodo no ho scoperto di essere incinta. Subito paura di non farcela, di non dormire, di avere meno pazienza e se prima avevo il senso di colpa di lasciarlo figlio unico ora ho paura di tutto quello che gli toglierò. Ho paura di tutto quello che mi aspetta e la sto vivendo male…sono anche arrabbiata con mio marito (senza motivo), vedo tutto nero.
    Lo so sono egoista…e mi sento anche in colpa per tutto questo. Amo tantissimo il mio piccolo di 3 anni, é un testone e non é facile tenergli testa a volte…come farò? Il mio lavoro…le mie libertà. Dovrò allattare perché me lo impongo…ma ho sofferto tantissimo di schiena per postura di allattamento… che devo fare?

    • Cara Dayana, stai tranquilla! Non esistono le formule magiche, nè un modo giusto o sbagliato di affrontare la seconda gravidanza. Fai un bel respiro e concentrati sulle cose belle. Ci saranno sicuramente momenti difficili e stressanti è inutile mentire o farsi l’aspettativa che sarà tutto perfetto e meraviglioso. Nei momenti più duri a me ha aiutato moltissimo pensare che sono sempre fasi di passaggio, che qualsiasi sia il problema (le notti insonni, i capricci, le gelosie..) con i bambini è sempre qualcosa di temporaneo, poi si va avanti, si passa alla fase successiva. Spero che tu possa goderti il più possibile anche questa seconda gravidanza senza pensare solo agli aspetti negativi. Ti mando un grande abbraccio. Ps. non ti imporre nulla! Se credi che l’allattamento sarà troppo duro, pensa ad un’alternativa, ricordati che non è un obbligo allattare al seno e che i bambini crescono bene ugualmente 😉

Commenta

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Previous Story

I luoghi poco conosciuti di Londra da inserire nel tuo itinerario

Next Story

Foto per Instagram luminose e naturali: tutorial facilissimo con il telefono

Send this to a friend