Al Pedocin di Trieste dove uomini e donne prendono il sole separati

Per essere maggio mi sarei aspettata un tempo più primaverile. Di solito a Trieste l’inizio di maggio segna il periodo in cui si comincia ad andare al mare, magari non a fare il bagno, ma almeno a prendere un po’ di sole.
Prima di partire in valigia ho messo il costume da bagno e i sandali di plastica di Bernardo. Ho pensato che sicuramente, una volta a Trieste, ci sarebbe stata occasione di andare una mattina al Pedocin o a Barcola a giocare con i sassi e magari a mettere i piedi in acqua. Anzi ad essere molto fortunati, con una giornata di sole, si poteva anche pensare di fare una gita a Grado, dove ci sono le spiagge e per Bernardo giocare con la sabbia sarebbe stato più divertente.
Temo di essere stata molto ottimista questa volta, mai avrei pensato di trovare un maggio così, più simile ad un inizio di autunno che ad uno di estate.

Nonostante il cielo grigio e la minaccia costante della pioggia, non ci siamo fatti scoraggiare. Così un martedì mattina abbiamo deciso di andare qualche ora al Pedocin. 

Al mare d'inverno: la spiaggia Pedocin di Trieste

I Triestini e il mare

Dovete sapere che i triestini hanno un rapporto quasi ossessivo con il mare. A Trieste non ci sono le spiagge come le immaginate voi: la cosa migliore che possiate sperare è di prendere il sole su una spiaggetta di sassi. Ma ci sono anche le spianate di cemento, gli scogli e gli stabilimenti balneari con le palafitte sopra il mare. Niente spiagge. Eppure per un triestino non c’è posto migliore dove andare al mare di questo. La sabbia per noi triestini è solo una cosa fastidiosa che ti si attacca alla pelle dopo aver fatto il bagno in mare. 

Ma la cosa bella è che a Trieste non c’è bisogno di spostarsi tanto per fare un tuffo in mare: il bagno si fa in città.

C’è l’Ausonia, stabilimento balneare storico. Qui si prende il sole sopra ad una struttura di legno rialzata oppure si fanno i tuffi dalla chiatta in mezzo al mare o nella piscina di acqua salata.
Di fronte a Piazza Unità c’è la Diga: una spiaggia di sassi artificiale che si raggiunge con una barca che fa da navetta diverse volte al giorno.
Spostandosi un po’ più in là si arriva a Barcola, dove ci sono i Topolini, il bagno popolare di Trieste, sicuramente il più frequentato e probabilmente il più amato.
C’è poi un bagno molto particolare chiamato La Lanterna, ma conosciuto da tutti come el Pedocin.

Bagno comunale Lanterna (o el Pedocin)

Siamo vicini al vecchio faro (la Lanterna appunto che da il nome ufficiale a questo posto) e qui nel 1903 viene aperto lo stabilimento balneare che permetterà ai triestini di andare al mare senza spostarsi troppo dalla città. Ma c’è una particolarità: la spiaggia viene divisa in due, una metà destinata alle donne, l’altra agli uomini. In mezzo un muro (che all’inizio era solo uno steccato). Probabilmente niente di così inusuale all’epoca.

Oggi nel 2019 quel muro è ancora lì a dividere la spiaggia. Si è solo un po’ spostato per far più spazio alle donne, vere frequentatrici del luogo.

Ad oggi è l’unico stabilimento balneare rimasto in Europa che mantiene una divisione tra sessi. Un po’ retrogrado direte voi, ma non pensiate che negli anni non ci siano state varie proposte di abbattimento del muro. È una questione che ha sempre scaldato gli animi dei triestini: nessuno ma proprio nessuno a Trieste vorrebbe che quel muro fosse eliminato, perché, a differenza di quello che possiate pensare, è per i frequentatori del Pedocin un simbolo di libertà.

In questa grigia giornata di inizio maggio io, Bernardo e Carolina che dorme nella culla ci avviano verso l’entrata. A destra c’è uno sportello dove d’estate si paga il biglietto al costo simbolico di 1€. Il biglietto va timbrato in una macchinetta tale e quale a quella che c’è sugli autobus, poi le strade si dividono: da una parte l’entrata per le donne, dall’altra quella per gli uomini.

Bagno comunale La Lanterna

Oggi siamo gli unici avventori del luogo ed è una visione insolita vedere questa spiaggia vuota. Qui d’estate si fa fatica a muoversi e a trovare un quadrato di spiaggia libera dove sistemarsi. 

Il Pedocin di Trieste in inverno

Mentre io ne approfitto per fare qualche foto, Bernardo gioca con i sassi e va in cerca di qualche piccolo tesoro marino. 

Intanto ripenso ai nostri periodi estivi a Trieste, a quelle mattinate in cui appena scesi dall’autobus 9, ci avviamo verso l’entrata, timbriamo il nostro biglietto (uno solo perché i bambini non pagano) e ci facciamo strada tra le signore triestine in cerca di un posto dove sistemare il nostro asciugamano.

Al Pedocin di Trieste: la spiaggia in estate

El Pedocin è frequentato soprattutto da donne di una certa età che vengono qui per stare in pace, per ritrovare le amiche di una vita e per prendere il sole e magari anche un po’ a sbabazzar (a spettegolare) con la vicina di posto sul colore e la forma del costume della signora poco più avanti.

Perché il bello di una spiaggia dove gli uomini non ci sono, è sentirsi libere di sfoggiare i costumi più assurdi e spesso più succinti a qualsiasi età. Vanno molto di moda i bikini con pailettes e brillantini colorati, quelli leopardati sono sempre un grande classico e questo è forse uno dei pochi posti dove vedrete signore dai 60 anni in su andare in giro in topless con totale nonchalance.

Bagno La lanterna di Trieste

Nel frattempo dall’altro lato del muro, gli uomini se ne stanno tranquilli nella loro parte di spiaggia, più piccola, ma meno affollata, a leggere il giornale sotto al sole e a chiacchierare tra loro più pacatamente. Ogni tanto si incontrano in acqua con le mogli, perché dove finisce il muro, in mare ci si rivede, ma spesso preferiscono farsi i fatti loro e ricongiungersi solo a fine giornata quando è ora di andar via.

Io ritorno da Bernardo che intanto, nonostante le temperature poco miti, si è tolto le scarpe e ha messo i piedi in acqua. Anche lui ama il mare come me, ma preferisce la sabbia che non fa male sotto ai piedi e con cui si possono costruire bei castelli. 

 

 

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2 Comments

  1. Paola 28/07/2019 at 23:24

    Non conoscevo questa spiaggia divisa dal muro. Da un lato mi sembra un po’ anacronistica, ma a pensarci bene un po’ di tempo solo tra donne ogni tanto non fa male 😉

    Reply
    1. annascrigni 29/07/2019 at 7:19

      Si a parole forse suona un po’ strana come cosa, ma ti assicuro che è un posto che ha il suo perchè e come triestina non vorrei mai che cambiasse.

      Reply

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